Di polvere e luce
Mostra collettiva di video arte
19.3—16.4
2022


Curatrici
Valentina Pini e Giulia Guanella

Per il primo appuntamento del Progetto Vetrina del 2022, l’Associazione Grande Velocità ha proposto Di polvere e luce, un’esposizione collettiva diffusa ambientata in tre location della città di Chiasso: Spazio Lampo, Reattore B, Ex Bar Mascetti. Accanto alla volontà di apertura verso la città, simbolo di una ripresa energica delle manifestazioni culturali che si accingono a superare l’impasse degli ultimi due anni, il carattere diffuso dell’evento ha rispecchiato  anche la pluralità delle visioni in mostra, che con vocazione speculativa spostano l’attenzione dal soggetto all’oggetto dando voce alla sostanza del mondo che ci accoglie. Con l’intenzione di dare vita a una narrazione intergenerazionale, Di polvere e luce ha posto in dialogo il lavoro di alcuni nomi della videoarte svizzeri e internazionali che partecipano ciascuno con un’opera in mostra, la maggior parte delle quali mai presentate in Ticino.  
Il percorso espositivo si è diramato a partire da Spazio Lampo, luogo fulcro del corpo centrale, sempre visitabile, della mostra. Nei quattro video qui esposti, le immagini si sono susseguite accompagnando il visitatore in una riscoperta della relazione - esistente o possibile - tra la vita e la materia, portando alla luce l’energia inafferrabile che permea il mondo e i suoi abitanti animati e inanimati. Dall’incontro con la materia, apparentemente inerte, possono infatti emergere poteri e fenomeni invisibili ai nostri occhi, in un vortice di elementi chimici, alchemici e naturali. Osserviamo ad esempio le proprietà del cristallo, frammento di materia il cui campo energetico si pensa in grado di eliminare disfunzioni e malesseri mediante il contatto con il corpo. Protagonista del breve video di Beatrice Lozza (CH), il cristallo arriva a esplodere annullando, sprigionando fino al consumo, le sue proprietà curative. Osserviamo, poi, le reazioni degli scintillatori filmati da Alan Bogana (CH), elementi che si animano di luce quando colpiti da particelle invisibili. Sconosciuti ai più, sono presenti in diversi apparati tecnologici impiegati nella ricerca e trovano applicazione d’uso anche negli ambiti più comuni. Nel video queste fonti di luce si coprono di un manto poetico-estetico, ma si accendono allo stesso tempo di una carica futuristica, assumendo un carattere speculativo e immaginifico di un’umanità spinta alla convivenza con elementi le cui proprietà rimangono in ombra.

Di fronte alla sempre più evidente impossibilità di continuare a comprendere la fisicità e la mente umana come separate dagli elementi che le circondano, la mostra si è posta l’obiettivo di proiettare l’attenzione del visitatore su diversi scenari, reali o futuribili, in qualche caso anche distopici, che inquadrano la vita della nostra specie nell’ecosistema. Rese visibili, le forze e il flusso vitale della materia che sfugge alla nostra manipolazione riflettono, speculano, gli usi incoscienti da parte dell’uomo. Nel video di Inas Halabi (PL) il Cesio 137, elemento dall’elevato carattere radioattivo, diventa testimone di uno sfruttamento corrotto del potere politico nella regione della Cisgiordania. Nicolas Rupcich (CL), in Le ossa dentro la cenere si immerge invece nella vita sommersa della materia che giace dimenticata e trasformata dal tempo. Uno stato delle cose senza tempo e luogo specifico, dove ciò che una volta era riconoscibile viene trascinato in oblio, parabola di futuro possibile per ogni aspetto del reale.



Nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 aprile, con l’apertura del Reattore B, seconda location della mostra, la riflessione sulla vita umana nell’ambiente che ci circonda si è caricata inoltre del tono surreale e indagatore delle opere di Benedict Drew (AUS). Nel video A Tuning (2020), l’artista australiano si sintonizza sulle vibrazioni e sulle onde di energia degli oggetti celesti, proiettando sullo schermo un’energia psichedelica che si libra nell’ombra di una catastrofe imminente. La sensazione di incipiente tragedia è stata anche al centro della terza e ultima tappa della mostra, quando, per il finissage del 16 aprile, il musicista veneziano Blak Saagan ha sprigionato nello spazio dell’ex Bar Mascetti l’atmosfera terrestre sinistra del suo ultimo album. Questo, ripercorrendo uno dei capitoli più tormentati della storia politica italiana, prende il suo titolo dal desiderio umano, struggente e universale espresso da Aldo Moro in un’ultima lettera scritta durante la sua prigionia: “Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo”.

Eventi collaterali:

9.04. e 10.04.2022:
special screening dell’opera
“A Tuning” di Benedict Drew
Reattore B

Finissage con concerto live di
Blak Saagan.
Ex bar Mascetti.



Grafica: Carolina Crivelli

Questa mostra è resa possibile grazie al contributo di Comune di Chiasso, Fondo Swisslos – Repubblica e Canton Ticino, Kosmos Kultur, Pro Helvetia, Oertli Stiftung

Foto: Aline d’Auria